Le pagine di Uwe Wienke & Luciana Serra
 

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PERSONAGGI DI CORCIANO
 
 
Carlo Vittorio Bianchi
(1916-1995), perugino, giornalista, scrittore, amico
 
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi nel 1987
Carlo Vittorio Bianchi apparteneva alla generazione che portò il peso dell’ultima Guerra mondiale, al quale partecipò come ufficiale paracadutista e corrispondente di guerra del giornale Fronte. Nel 1951 pubblicò a Roma con largo successo il libro Un’isola che si chiama Sardegna in cui narra il sodalizio isolano con un compagno d’arme che si scopre pittore nel tempo duro e difficile della guerra perduta. Il libro fu tradotto in Svezia.
Altre opere: Sete di Spagna, liriche (1957); Carattere degli Umbri, (1958); Ballata fra due guerre (1979); Umbria per vivere (1984).
Nel 1952 una giuria presieduta da Anton Giulio Bragaglia gli assegnò il Premio Nazionale di narrativa Centro Italia. Nel 1958 costituì a Perugia, insieme al poeta Bruno Dozzini, l’Associazione Scrittori del Centro Italia, che per alcuni anni tenne gli “incontri del martedì con l’autore” presso l’antica Libreria Simonelli di Perugia con la partecipazione dei più importanti scrittori italiani.
 
Ha vinto il Premio Vallombrosa con il racconto Paese di lupi. Ha vinto il Premio di Giornalismo “Città di Terni”.
 
Studioso delle arti, e di quella contemporanea in particolare, era membro onorario dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e Socio corrispondente dell’Accademia Properziana del Subasio di Assisi. Per cinque anni è stato redattore di Centro Italia, giornale dell’Umbria. Per venticinque anni giornalista alla RAI nei Servizi giornalistici per l’Estero per i quali ha diretto i settori Africa, Medio Oriente, Est Europa e ha tenuto alcune rubriche culturali. Un anno in Spagna come corrispondente. Ha viaggiato nei Paesi europei, Stati Uniti, Sudamerica, Russia e Paesi dell’Est, Medio Oriente, Sud-Est asiatico e Giappone. Alla sua morte ha lasciato la sua ricca collezione bibliografica alla Biblioteca “Gianni Rodari” di Corciano.
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi nel 1987
Noi lo incontrammo negli anni ottanta a Corciano, paese dove viveva con la moglie Malina in bella una casa sul Monte Malbe.
 
Harold Bradley
Abbiamo molti bei ricordi legati a Carlo Vittorio che ci frequentò assiduamente per una decina di anni. Ogni volta era straordinario starlo a sentire raccontare, soprattutto del periodo del dopoguerra e lui, narratore affascinante, non si faceva pregare a rievocare episodi, a volte comici, altre volte anche tragici. Aveva amici in tutte le parti d’Italia e anche in America poiché possedeva un senso molto profondo per l’amicizia. Ci parlava spesso del suo grande amico Harold Bradley, pittore, attore e cantante di gospel che abbiamo avuto occasione di conoscere e di sentire perché arrivò dagli Stati Uniti nel ’95, in occasione dei funerali di Carlo Vittorio, a rendergli omaggio: la sua voce meravigliosa si diffuse nella navata della Chiesa di Santa Maria Assunta di Corciano, mentre noi, poco distanti da un picchetto d’onore della Folgore che circondava la bara, fummo colti da un brivido per l’intensità sonora di quel canto e le vibrazioni interiori che ci comunicava. Carlo Vittorio, era un vero gentiluomo, sobrio e colto, che amava la sua terra ma che allo stesso tempo si sentiva cittadino del mondo.  Per molti anni, soprattutto dopo la morte di Malina, venne a trovarci quasi tutti i giorni deliziandoci con la sua presenza e la sua verve. La sua morte ci lasciò un grande vuoto mai più colmato.  Non incontrarlo più per le ripide stradine di Corciano o non vederlo più giungere sul far della sera a casa nostra, sul colle di Santa Croce di Montebagnolo, ci provocò un vero dolore, come quando qualcosa di irreparabile va a modificare la vita di ciascuno di noi e si sa che non sarà mai più la stessa cosa.
 
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi e l’architetto Ermanno Polla all’Antognolla 1987
Quello che ci rammarica è che sia stato così tanto presto dimenticato, benché gli amici più cari lo ricordino sempre. Umberto Raponi ha recentemente dedicato una sua piccola raccolta di poesie, “Odo l’Umbria cantare” alla sua memoria e noi, che ogni tanto lo cerchiamo tra le pagine del suo bel libro “Umbria per vivere” vogliamo ricordarlo così, con alcune sue istantanee quasi strappate al suo quotidiano modo di essere.
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi e l’architetto Ermanno Polla all’Antognolla 1987
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi nel 1990
© Uwe Wienke
Carlo Vittorio Bianchi  e la moglie Malina nel 1990
 
 
 
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