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Favole e antifavole
(1987)
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Xaxinder
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C'era una volta un luogo chiamato Xaxinder che
era una foresta al centro della quale sorgeva
una città. Anche la città si chiamava Xaxinder e
i suoi abitanti xaxindesi.
- Xaxindesi
erano pure gli abitanti del territorio
extra-urbano, contadini che lavoravano la poca
terra strappata all'intricata foresta. Insomma,
Xaxinder era nazione, città, regno e foresta. Il
re di questo regno era ancora molto giovane e si
chiamava Xxx, meglio noto come Treics. Treics
viveva in una corte molto sfarzosa, anche se le
finanze del reame non erano molto floride.
Assieme a lui viveva la regina sua madre e una
sfilza di cugini e di zii fino al 20.0 grado, o
giù di lì, ma parenti stretti, oltre sua madre,
non ne aveva nemmeno uno.
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Ufficialmente il re aveva un potere limitato in
quanto che il vero potere decisionale lo
deteneva il Consiglio degli Anziani. Ma nello
stesso consiglio egli poteva contare su
potentissimi alleati, fidatissimi servitori, che
gli consentivano un controllo degli affari di
stato molto più grande di quel che in realtà si
credeva. Per questo fatto egli non solo usava il
potere a suo piacimento, in modo palese o
sotterraneo che fosse, ma ne abusava largamente
tanto da essere talvolta un vero e proprio
tiranno.
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In Xaxinder ufficialmente non esisteva un
partito di opposizione che contrastasse
apertamente l'operato la condotta dittatoriale
del sovrano, ma solo una blanda tendenza
repubblicana tollerata benissimo in quanto non
aveva pretese rivoluzionarie. Una tendenza che
si manifestava tra gli intellettuali i quali la
includevano tra i loro desideri astratti e
inappagabili, desideri per la cui realizzazione
non avrebbero mai voluto rischiare nulla.
D'altra parte alcuni di essi sapevano dove i
pochi oppositori, quelli veri, fossero da tempo
finiti: negli scantinati del palazzo reale, in
mano al boia. Ma torniamo al nostro racconto.
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Treics aveva un gravissimo problema, che divenne
anche il problema di tutta la nazione.
Nonostante che il re fosse giovane, bello,
intelligente, sano, colto e dotato di molte
altre virtù, non riusciva a trovar moglie e
questo perché egli, al calar del sole, si
trasformava in un gigantesco rapace. Tutto ciò
avveniva da lO anni, esattamente a partire dal
decimo anno di vita di Sua Maestà. La mutazione
era causata da una fatazione (o stregoneria che
dir si voglia) e appena si manifestò, l'allora
re di Xaxinder, il padre di Treics, fece
ricercare inutilmente i responsabili di questo
crimine. Venne frugato ogni angolo del reame,
furono sottoposti a interrogatori e torture
maghi e streghe e perquisite tutte le case alla
ricerca di libri e filtri magici, vennero
giustiziati i sospettati ma tutto questo non
portò a nessun risultato tranne che alla
sparizione di maghi e streghe in tutto il
territorio di Xaxinder.
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Solitamente, nelle favole, la magia cessa quando
vengono adempiuti particolari riti, penitenze, o
espiazioni, ma in questo caso nulla poteva esser
fatto perché non era stato lasciato in giro
nessun foglietto con le "istruzioni per l'uso".
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Così Treics trascorreva il suo tempo in
convivenza con questo problema e lui,
personalmente, nemmeno si trovava tanto male :
quando era re stava benone come re e quando era
rapace si sentiva a suo agio come rapace. Poiché
come rapace aveva già assalito qualcuno dei suoi
e alcuni servi, si prese la precauzione di
rinchiuderlo in una sala del palazzo al calar
della sera, poco prima della mutazione. La sala
era stata allestita quasi come una serra con
piante, fiori, grotte e caverne; non mancavano
nemmeno le vittime, come roditori o uccelli, di
cui il re-rapace si cibava.
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Direi che se non fosse per l'inconveniente del
re senza eredi le cose avrebbero anche potuto
andare avanti così senza grandi preoccupazioni;
in fondo un re rapace non era poi la fine del
mondo, in molti altri regni si era visto persino
di peggio !
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Ma il Consiglio degli Anziani imponeva a Sua
Maestà di prendere moglie per assicurare la
discendenza e tutti lavoravano per trovare una
soluzione adatta. Dapprima si scelse la strada
della violenza e obbligarono una giovane donna a
sposare il re. La poverina fu trovata morta la
mattina seguente, uccisa dal feroce rapace. Poi,
la ministressa a capo del Consiglio propose di
inviare messaggeri in tutte le parti del regno,
e oltre i confini dello stesso, allo scopo di
radunare a Xaxinder-Città quanti più maghi si
poteva. Si sperava così di trovare fra di essi
uno che fosse stato capace di far cessare la
maledizione che colpiva il re. Tutti accettarono
la proposta e i messaggeri partirono.
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Dopo un po' di tempo cominciarono a giungere a
palazzo maghi, stregoni, fattucchiere, fate,
ciarlatani, guaritori, medium e altri tipi
simili, tutti attirati dalla ricca ricompensa
promessa. Essi invasero letteralmente Xaxinder.
Treics venne sottoposto di volta in volta ai
tormenti più strani. Ogni mago suggeriva
qualcosa, questo o quel rimedio e il re dovette
provarli proprio tutti. Eppure nulla serviva :
né il bagno in un fango "miracoloso", né la
cavalcata dentro il cimitero, né la scalata di
una montagna con tre ceci in un orecchio, né il
decotto di becchi di colomba, o quello di lingue
di serpenti o di zampette di moscerini, né
l'adornarsi con corna o altri amuleti, né le
acrobazie rituali che impose un mago molto
originale, il quale obbligò il re a contorsioni
pazzesche, né il venir appeso per i piedi mentre
la faccia del povero Treics diventava rossa come
un pomodoro, e nemmeno le mille altre ridicole e
strambe ricette stregonesche ebbero il minimo
effetto. Tante ne dissero gli addetti ai lavori
e tante ne fece il re, stimolato e sostenuto
dagli incoraggiamenti del popolo tutto. Alla
fine di quei lunghi mesi, Treics, non solo
continuava a trasformarsi in rapace ma ne uscì
stanco, svogliato e quasi malato.
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Il Consiglio si riunì ancora. Un mago capace di
spezzare l'incantesimo non si era trovato, ma
nessuno si perse d'animo, il re era giovane,
aveva appena 21 anni e mezzo, un rimedio alla
fine si sarebbe trovato.
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Un ministro molto pratico propose :
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<< Celebriamo per il nostro re un matrimonio
diurno. Cioè la sposa vivrà con il re solo
durante il giorno, così Sua Maestà, alla notte,
potrà trasformarsi in rapace a suo piacimento.
>>
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La soluzione piacque e vennero emessi dei bandi
in tutto il reame. Ma nessuna donna, nemmeno
l'ultima delle serventi, accettò. Si temeva
infatti che ci fosse il pericolo di trasmettere
all'eventuale erede i geni della mutazione
paterna e che il piccolo principe potesse
nascere come vero e proprio rapace. Il panico si
diffuse tra la popolazione femminile e nessuna
donna, come detto, accolse l'invito. Il
Consiglio, considerando questo rischio, non
reputò opportuno obbligare un'altra donna a
sposare il re.
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Questo indusse il Consiglio a riunirsi ancora.
Ne vennero fuori altre proposte che, però,
furono immediatamente respinte : una riguardava
la soluzione di un'adozione. La reazione della
maggior parte dei ministri fu davvero
scandalizzata : mai ! Il nostro re deve
discendere in linea diretta dalla stirpe che da
sempre governa Xaxinder ! L'altra proposta
suggeriva che il re nominasse un successore tra
i suoi numerosi cugini, ma i ministri si
opposero decisamente e respinsero l'idea perché
temevano una vera e propria guerra di corte per
la successione. Insomma non si sapeva che pesci
pigliare, come suol dirsi.
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Finché un giorno, in occasione del 25o compleanno
di Sua Maestà Treics, arrivò l'ambasciatore di
un altro paese. Egli portava, al pari di molti
altri suoi colleghi, doni e auguri. Durante il
banchetto parlò di una città; la Città
dell'Oracolo. Era questa una lontanissima città
dove da anni viveva un mago così potente che
dava a tutti illuminati consigli su ogni genere
di problema, risolveva ogni guaio, trovava
soluzioni davvero miracolose per ogni tipo di
malattia, infortuni e fatazioni. Stando al
racconto del diplomatico, alla Città
dell'Oracolo giungevano ambasciatori da tutte le
parti del mondo, anche se il viaggio per
giungervi era lunghissimo e pieno di insidiose
incognite. Dopo questa notizia, il Consiglio
degli Anziani di Xaxinder si riunì in seduta
straordinaria. Si propose di inviare alla Città
dell'Oracolo una delegazione allo scopo di
chiedere la formula magica che avrebbe aiutato
il re a guarire. Ci furono lunghissime
discussioni. Il viaggio poteva anche durare
anni, tra andata e ritorno, altri anni per
aspettare il proprio turno, tutto poteva nel
frattempo accadere, anche la prematura morte del
re.
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Inoltre un viaggio simile poteva costare
moltissimo alle casse dello stato già mezzo
dissanguate dal lusso sfrenato della corte. Ma
la vinsero i monarchici più fanatici e in poco
tempo la delegazione xaxindese fu pronta a
partire. In quei tempi non esistevano le
comodità di oggi pertanto un viaggio del genere
rappresentava certo qualcosa di grande, simile,
direi, a una impresa spaziale dei giorni nostri.
Per finanziare tale impresa lo stato impose una
tassazione popolare assolutamente scandalosa: le
spese per la guarigione di Treics costarono il
pane di molti xaxindesi e la cosa generò
malumore e scontento un po’ dappertutto. Infatti
nulla può essere più dannoso per un tiranno che
sottoporre i suoi sudditi a privazioni. Nei
giorni che videro i preparativi per la partenza
dell'ambasciatore xaxindese e del suo seguito la
sopita opposizione repubblicana cominciò a
sollevare la testa.
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L'ambasciatore partì col suo seguito, prima a
cavallo, poi in carro, a dorso di mulo, a piedi
su sentieri di impervie montagne, poi in
portantina, o a dorso di cammelli in terre
desertiche, poi in nave solcò i mari, sostò al
riparo di grotte, o in radure verdi, perse molti
uomini del suo seguito per malattia, per assalti
di belve e per aggressioni di popolazioni
bellicose.
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Ma nonostante tutto questo la delegazione, dopo
molti, molti mesi, che sommati assieme formarono
anni, giunse a destinazione. Come già si sapeva
si dovette attendere moltissimo tempo prima di
poter essere ricevuti dall'Oracolo. Già vecchio
alla partenza, l'ambasciatore si era fatto
cadente e decrepito. Egli, carico di pazienza
quanto di anni, si accampò col suo malandato
seguito e attese. Era quasi privo di forze
quando gli fu consentito di mettersi ginocchioni
davanti al trono vuoto del grande Oracolo di
fronte al quale l'ambasciatore di Xaxinder trovò
la forza di porre a voce alta il suo quesito :
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<< Come può un re ancora giovane, bello e
intelligente esser sanato da mutazione notturna,
per opera di fatazione, allo scopo di prendere
sposa e generare un erede?>>
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Il trono taceva. Da una porticina laterale venne
fuori una specie di sacerdote che tese una mano
nella quale il vecchio ambasciatore pose
l'obolo, precedentemente concordato, e che
consisteva in una grossa fetta delle tasse
pagate dai xaxindesi. Il sacerdote ritirandosi
pregò :
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<< Attendete, fra un poco avrete il responso. >>
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E disparve nella porticina da cui era uscito.
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L'ambasciatore attese e attese, uno del seguito
gli fece avere dei cuscini su cui posare le sue
vecchie e scarne ginocchia. Finalmente, dal
trono sempre vuoto, venne fuori una voce di
bimbo e declamò quella che, a tutta prima, parve
una cantilena :
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<< Il Re no, l'Uomo sì !
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<< La via è questa qui :
-
<< dell'Uomo la sua veste date al Re
-
<< all'Uomo toglierete il manto di Re.
-
<< Il Re no, l'Uomo sì. >>
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Così parlò l'Oracolo e l'ambasciatore trascrisse
il responso su una pergamena che poi arrotolò in
prezioso drappo. Sentendosi prossimo alla morte
egli raggiunse il suo seguito e nominò un suo
sostituto a cui, dopo una breve cerimonia,
consegnò la pergamena contenente il responso
affinché la portasse a Xaxinder. Dopo di che
potè abbandonarsi sfinito sul suo giaciglio e
aspettare, in terra straniera, la fine ormai
prossima dei suoi giorni.
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Senza por tempo di mezzo, il nuovo ambasciatore
partì. Anch'egli viaggiò ora per monti, ora per
valli, ora in mulo, o in portantina, ora su un
carro, ora su una nave, ora cavalcando, ora
marciando. Molti uomini del suo seguito persero
la vita ed egli stesso rischiò la sua. E dopo
molti, molti mesi che assieme formarono anni,
arrivò a destinazione. In patria trovò qualche
cambiamento : la vecchia regina era morta, così
pure alcuni ministri tra i più anziani, al re
era incanutita la barba, ma era pur sempre forte
e vigoroso.
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Il Consiglio si riunì in seduta plenaria e
straordinaria alla quale prese parte anche il
re. Il nuovo ambasciatore venne introdotto e in
un'atmosfera di trepida attesa egli consegnò il
responso nelle mani della ministressa,
presidente del Consiglio degli Anziani. Rotti i
sigilli la ministressa declamò a voce alta e
ferma :
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<< Il Re no, l'Uomo sì !
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<< La via è questa qui :
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<< dell'Uomo la sua veste date al Re
-
<< all'Uomo toglierete il manto di Re.
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<< Il Re no, l'Uomo sì.>>
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Il Consiglio rumoreggiò. Che significato
potevano avere quelle parole? A qualcuno parve
di capire, ma, quasi con un senso di fastidio,
cacciò via da se il pensiero. Il re si immusonì
sul suo trono e i monarchici più tradizionalisti
ebbero un attimo di smarrimento; si guardarono
attorno quasi sperando che il significato del
responso appena, ma proprio appena, percepito
fosse sfuggito ai più.
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Da più parti si levarono voci concitate :
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<< Ma che razza di responso è mai questo ?>>
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<< Ma che significa ?>>
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<< Lo dicevo io ! Abbiamo aspettato anni e
sprecato un bel po’ di denari per un'insipida
poesiola !>>
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Fu a quel punto che un vecchio ministro si alzò
in piedi e disse :
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<< Maestà, signori e signore del Consiglio,
propongo la nomina di una commissione che abbia
l'incarico di decifrare il responso testè
ascoltato.>>
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A molti questa parve la cosa migliore da fare.
Il consiglio approvò quasi all'unanimità la
proposta e il re si disse soddisfatto. Indi si
passò, seduta stante, alla nomina dei componenti
la commissione. Nemmeno a farlo apposta, che ci
sia stato o no un disegno politico, vennero
scelti dei fedelissimi alla corona, tuttavia,
come presidente si dovette nominare il vecchio
ministro che aveva lanciato la proposta, non
tanto per la sua fedeltà alla monarchia, anzi,
tutti sapevano che covava latenti tendenze
repubblicane, quanto per il fatto che eliminarlo
avrebbe destato qualche inopportuno malcontento.
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La commissione lavorò e lavorò. Per i primi
tempi niente trapelò in giro. Ma ad un certo
punto si venne a sapere che il vecchio ministro
con tendenze repubblicane aveva dato le
dimissioni e che al suo posto venne nominato un
altro fedele monarchico. Così la commissione si
trovò ad essere composta unicamente da
partigiani di Treics.
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Dopo 35 giorni di lavori la commissione fece
sapere di aver risolto l'arcano del responso e
che quella stessa sera avrebbe riferito al
Consiglio riunito. Nel silenzio generale la voce
del presidente della commissione annunciò con
voce dottorale :
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<< Il responso va seguito alla lettera : per
guarire, Sua Maestà, deve indossare abiti
comuni, ".... dell'Uomo la sua veste date al Re
...", cioè date al re gli abiti dell'uomo della
strada, non abiti regali. "all'Uomo toglierete
il manto di Re ..." appunto togliete al re i
suoi abiti regali. >>
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La cosa parve strana e sospetta ai più, e a
molti sembrò davvero una presa in giro : ma
come? Una commissione lavora per l35 giorni e il
risultato non è altro che una improbabile quanto
cretina interpretazione del responso enunciato
dall'Oracolo, senza contare che tale responso
aveva mezzo prosciugato le tasche dei xaxindesi.
Si disse in giro che fu proprio questa
interpretazione di comodo che spinse alle
dimissioni il vecchio ministro.
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In ogni caso, e nessuno ne comprese le cause,
nemmeno coloro che la approvarono, la
spiegazione venne accettata e pertanto si
procedette a metterla in pratica. Furono
invitati a corte i sarti più capaci i quali
ebbero l'ordine di cucire gli "abiti civili" che
avrebbero guarito Treics. Questa la lista
completa :
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- 35 abiti in panno damascato da cerimonia
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- 35 abiti da caccia senza bottoni d'oro e
senza pizzi
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- 68 abiti di panno scuro per tutti i giorni
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- 85 cappelli e berretti senza piume e poco
appariscenti
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- 115 camice di tela
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- 95 paia di scarpe di cuoio grezzo
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- 225 capi di biancheria intima
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- 220 paia di calze di lana
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- 300 fazzoletti di tela privi di pizzo ma con
monogramma.
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Niente corone, dunque, né mantelli, né gioielli,
né spade dall'impugnatura incastonata di pietre
preziose, né pizzi o ricami, né sete o velluti.
Tuttavia molti insorsero davanti a questa lista
di capi di vestiario facendo notare che ( in
quei tempi e, in alcune regioni del mondo,
ancora oggi ) l'uomo della strada non possedeva
che uno o due vestiti e, quando non andava
scalzo, un unico paio di scarpe. Ma la decisione
era ormai presa e fu in questo modo che i
ministri interpretarono e misero in pratica il
responso dell'Oracolo.
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Passò un giorno e alla notte il re si mutò,
passò un mese e, sempre alla notte, il re si
mutò, passò un anno e il re si mutò ancora.
Stanchi e sfiduciati i ministri si riunirono
ancora :
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<< Ma così non si può più andare avanti
!>>
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Urlarono i seguaci del ministro dalle tendenze
repubblicane.
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<< Mantenere un re normale già ci costa tanto,
mantenerne uno fatato è ancora più dispendioso.
E tutto questo senza avere la benché minima
speranza che i nostri sforzi servano a qualcosa.
>>
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Queste parole scossero non poco i ministri,
persino i fedelissimi di Treics ne rimasero
impressionati. Il fatto è che, per la prima
volta, si legittimò la protesta e quindi
l'opposizione. A tutti sembrava di essere
schiavi della mutazione stregonesca del re. E
molti risentimenti verso la persona di Sua
Maestà presero forma proprio nel momento in cui
quelle parole di ribellione vennero pronunciate.
Persino Treics se ne rese conto mentre,
apparentemente calmo, ascoltava i ministri.
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Il vecchio ministro dalle tendenze repubblicane
non si lasciò certo sfuggire l'occasione, si
alzò e chiese di poter fare un discorso. Gli fu
concesso. Egli si raschiò la gola e disse :
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<< Ho l'impressione, colleghi e colleghe di
questo Consiglio, >>
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Esordì ignorando il re
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<< che per anni ci siamo trascinati dietro un
problema che non esiste. Prego!>> Si
interruppe allungando una mano per calmare le
voci di protesta che si erano levate più per
abitudine di fedeltà al re che per convinzione
reale.
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<< Lasciatemi dire. La soluzione del problema ci
venne data molto chiaramente dal responso, ma
nessuno volle vederla. Eppure sono certo che
tutti la intesero, il re per primo. >>
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A questo punto il vecchio ministro levo la voce
:
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<< Non mantelli o abiti da sostituire, né panni
più semplici alle sete e ai pizzi, bensì un re
da sopprimere ! >>
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L'aula del Consiglio tumultuò. Tutti ebbero
l'impressione che la rivoluzione fosse
incominciata. Il re sbiancò ma non disse nulla.
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<< Non intendo fisicamente !
>>
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Precisò il vecchio ministro con il volto acceso
dalla foga e dall'emozione che l'importanza del
momento gli procurava.
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<< Ma il responso è chiaro : l'uomo può guarire,
il re no ! E come re, Treics continuerà per
tutta la vita ad essere rapace. Destituite il re
ed egli, come uomo, sarà sanato. Questa è la via
e questa è la lezione dell'Oracolo. E se non
fossimo stati così volutamente ciechi lo avremmo
capito da soli, anche senza oracoli e senza
obbligarci a tutti gli sforzi e le spese enormi
fin qui sostenuti.>>
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Voci eccitate si levarono dalle fila dei
monarchici, ma il vecchio ministro aveva assunto
ormai il ruolo di una lampada che illumina un
corridoio buio e riusciva a fronteggiare e
superare ogni ostacolo, grazie alla logica del
suo discorso.
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<< Ma questo sarebbe andare contro la nostra
costituzione ! >>
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Gridò uno più per pignoleria che per altro . E
il vecchio ministro :
-
<< Oh, sapete, le costituzioni vengono cambiate
più spesso di quanto non crediate. Dove sta
scritto che le costituzioni siano da considerare
eterne ? Soprattutto quando queste si basano su
principi superati o sbagliati è dovere degli
uomini saggi sostituirle con qualcosa di più
giusto.>>
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<< Ma cosa sarebbe del nostro regno ?>>
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<< Non sarebbe più un regno, ma una libera
comunità, retta da un governo civile e
democratico. Una nazione dove non sia consentita
la sopravvivenza di re-rapaci, dove gli unici
rapaci siano le aquile che sorvolano le nostre
terre e i falchi che vivono nella nostra
foresta, rapaci insomma che non hanno pretese di
potere e di dominio sugli uomini. >>
-
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In quel momento si alzò Treics e tutti
zittirono, si rivolse al ministro con tutta
l'arroganza che può dare il potere quando si
rende conto di aver perso la partita :
-
<< Ministro, spero che tu ti renda conto di cosa
stai proponendo. Io sono il Potere e tale potere
venne concesso alla mia famiglia in tempi
lontani, quando ancora Xaxinder non esisteva
nemmeno come villaggio, ma era una manciata di
capanne sparse per la foresta. E benché oggi il
potere che è giunto nelle mie mani sia limitato
rispetto a quello che una volta il re deteneva,
ebbene, con quello che mi resta posso
schiacciare te e tutti i tuoi sostenitori ! >>
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Il vecchio ministro non mostrò nessun timore.
Sentiva che una grande parte dell'assemblea lo
sosteneva ormai e capiva che anche il re, se non
fosse stato re, gli avrebbe dato ragione.
Nessuno, o quasi, credette alla minaccia di
Treics, e questo venne interpretato come chiaro
segno della imminente fine del sovrano come
tale.
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<< Treics, >>
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Disse il vecchio ministro interpellando il re
con il suo nome proprio,
-
<< la mia vita è ormai agli sgoccioli; non è che
un lumicino che sta dando le ultime fiammate
prima di spegnersi, quindi la tua minaccia non
mi sfiora nemmeno. Affermo che Xaxinder non ha
bisogno di un re per sopravvivere, anzi,
vivrebbe meglio se non avesse un re e una corte
da mantenere. Né di un re, né di un rapace hanno
bisogno i xaxindesi. Voglio che si sappia che è
la tua stessa natura di re a trasformarti in
rapace. >>
-
<< Taci screanzato !
>>
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Urlò il re. Ma nessuna voce si levò in sua
difesa. A tutti sembrava di aver perso qualcosa
e guadagnato qualcos'altro. E’ la sensazione che
si prova davanti a eventi che determinano un
cambiamento radicale. Il passaggio da un'epoca
all'altra, da una situazione all'altra. Il re si
accorse che tutti ora lo vedevano con occhi
diversi, poiché le parole del ministro avevano
ridato la vista anche ai più ciechi. Non sapeva
nemmeno lui cosa dire, balbettava delle parole
concitate al suo segretario, il quale,
emozionatissimo, le scarabocchiava su un libro.
Treics non era abituato a giustificarsi, né a
sentirsi giudicato. Avrebbe voluto andarsene, ma
restò e in questo gli si dovette riconoscere una
certa dignità.
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Quando riprese a parlare si era calmato e la sua
voce aveva assunto un tono umile che sorprese
tutti. Rivolto al vecchio disse :
-
<< Credo di comprendere quello che vuoi dire. E
sinceramente parlando, se tu sei davvero
riuscito a interpretare esattamente il responso,
ma credo proprio che la tua sia l'esatta
interpretazione, non mi opporrò alla
destituzione. Anche io sono stanco di lottare
contro la mutazione che ogni notte mi colpisce,
è ormai mio desiderio poter vivere normalmente.
Ma, vedi, io non so fare che il re.>>
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<< E un re cosa sa fare ?
>>
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Infierì suo malgrado il vecchio ministro.
-
<< Sa egli arare o coltivare la terra ?
>>
-
<< No !
>>
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Scandì in coro l'assemblea assaporando per la
prima volta il gusto della libertà nella
trasgressione.
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<< Sa forgiare il ferro ? >>
-
<< No ! >>
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<< Sa tessere? >>
-
<< No ! >>
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<< Sa così bene le scienze da essere insegnante
? >>
-
<< No ! >>
-
<< Sa egli essere un membro utile nella società
in cui vive ? >>
-
<< No !
>>
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<< Può affermare di aver fatto, una sola volta
in vita sua, il bene del suo
popolo?>>
-
<< No !
>>
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Urlò l'assemblea ormai in preda ad una specie di
delirio. Il vecchio ministro riprese in tono un
po’ meno enfatico :
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<< Un re despota come tu sei stato sa solo
essere rapace e l'unico modo per non esserlo più
è diventare un uomo comune, e non solo nei
vestiti. In questo caso poi, quando persino i
comuni vestiti dell'uomo della strada sono
diventati per il re abiti di lusso, un affronto
alla miseria dei nostri contadini che tali spese
hanno sostenuto, che guarigione si pretendeva ?
>>
-
<< Nessuna ! >>
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Confermò l'assemblea in coro. Il vecchio
ministro sorrise e, apparentemente sfinito, si
lasciò cadere sulla sua poltrona. Il re non
disse più nulla. Abbassò la testa, si sentì
stranamente privo di forze e conobbe così il
sentimento dell'impotenza : gli eventi vincevano
e la superbia del potere abbassava il capo. Da
solo Treics non era che un ometto debole
confrontato con un problema più grande di lui.
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Da quel momento in poi le cose si svolsero con
una rapidità davvero incredibile, vista la
lentezza con cui di norma si mettono in pratica
le decisioni statali. L'assemblea si sciolse in
un clima di festa popolare, il vecchio ministro
fu festeggiato e complimentato. Treics si ritirò
nelle sue stanze e attese.
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Quella stessa sera, poco prima della mutazione
del re, alcuni ministri si presentarono al suo
cospetto e lo destituirono. Senza tante
cerimonie, ma soprattutto senza spargimenti di
sangue e senza guerriglie urbane. Egli venne
alloggiato provvisoriamente nella caserma di
palazzo, gli vennero affidate mansioni di
aiutante e, incredibile ma vero, quella notte
non ci fu nessuna mutazione perché non c'era più
un re accentratore, prevaricatore e prepotente.
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Per quanto ne so Xaxinder vive tranquilla e
beata in mezzo alla foresta. Non ha più un re ma
nemmeno un rapace. Treics, infatti, diventato un
cittadino qualunque, si è felicemente sposato e
ha avuto dalla sua sposa una nidiata di bambini,
tutti sani e senza tracce di tristi mutazioni in
rapaci. Eppure non tutto va perfettamente per
il suo verso.
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E` stato creato un mito attorno al vecchio
ministro che osò sfidare il re. Dopo che il suo
corpo era da qualche tempo finito sottoterra,
venne fondato un partito ed oggi, davanti all'ex
palazzo reale, troneggia una sua gigantesca
statua.
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Si è anche saputo che i suoi pensieri, le note
scritte, e persino gli schizzi che egli si
divertiva a disegnare durante le lunghe e noiose
sedute del Consiglio, sono stati raccolti in un
volumetto, analizzati, interpretati dai teorici
del nuovo partito e imposti come dogma agli
aderenti. Tutto il contrario di ciò che il
vecchio ministro avrebbe voluto.
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Non potrebbe questo suggerire la nascita di un
rapace più rapace che mai?
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