Le pagine di Uwe & Luciana
 

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SCRITTI DI LUCIANA SERRA
 
Favole e antifavole (1987)
 
Xaxinder
 
C'era una volta un luogo chiamato Xaxinder che era una foresta al centro della quale sorgeva una città. Anche la città si chiamava Xaxinder e i suoi abitanti xaxindesi.
Xaxindesi erano pure gli abitanti del territorio extra-urbano, contadini che lavoravano la poca terra strappata all'intricata foresta. Insomma, Xaxinder era nazione, città, regno e foresta. Il re di questo regno era ancora molto giovane e si chiamava Xxx, meglio noto come Treics. Treics viveva in una corte molto sfarzosa, anche se le finanze del reame non erano molto floride. Assieme a lui viveva la regina sua madre e una sfilza di cugini e di zii fino al 20.0 grado, o giù di lì, ma parenti stretti, oltre sua madre,  non ne aveva nemmeno uno.   
Ufficialmente il re aveva un potere limitato in quanto che il vero potere decisionale lo deteneva il Consiglio degli Anziani. Ma nello stesso consiglio egli poteva contare su potentissimi alleati, fidatissimi servitori, che gli consentivano un controllo degli affari di stato molto più grande di quel  che in realtà si credeva. Per questo fatto egli non solo usava il potere a suo piacimento, in modo palese o sotterraneo che fosse, ma ne abusava largamente tanto da essere talvolta un vero e proprio tiranno.   
In Xaxinder ufficialmente non esisteva un partito di opposizione che contrastasse apertamente l'operato la condotta dittatoriale del sovrano, ma solo una blanda tendenza repubblicana tollerata benissimo in quanto non aveva pretese rivoluzionarie. Una tendenza che si manifestava tra gli intellettuali i quali la includevano tra i loro desideri astratti e inappagabili, desideri per la cui realizzazione non avrebbero mai voluto rischiare nulla. D'altra parte alcuni di essi sapevano dove i pochi oppositori, quelli veri, fossero da tempo finiti: negli scantinati del palazzo reale, in mano al boia. Ma torniamo al nostro racconto.
 
Treics aveva un gravissimo problema, che divenne anche il problema di tutta la nazione. Nonostante che il re fosse giovane, bello, intelligente, sano, colto e dotato di molte altre virtù, non riusciva a trovar moglie e questo perché egli, al calar del sole, si trasformava in un gigantesco rapace. Tutto ciò avveniva da lO anni, esattamente a partire dal decimo anno di vita di Sua Maestà. La mutazione era causata da una fatazione (o stregoneria che dir si voglia) e appena si manifestò, l'allora re di Xaxinder, il padre di Treics, fece ricercare inutilmente i responsabili di questo crimine. Venne frugato ogni angolo del reame, furono sottoposti a interrogatori e torture maghi e streghe e perquisite tutte le case alla ricerca di libri e filtri magici, vennero giustiziati i sospettati ma tutto  questo non portò a nessun risultato tranne che alla sparizione di maghi e streghe in tutto il territorio di Xaxinder.
Solitamente, nelle favole, la magia cessa quando vengono adempiuti particolari riti, penitenze, o espiazioni, ma in questo caso nulla poteva esser fatto perché non era stato lasciato in giro nessun foglietto con le "istruzioni per l'uso".
 Così Treics trascorreva il suo tempo in convivenza con questo problema e lui, personalmente, nemmeno si trovava tanto male : quando era re stava benone come re e quando era rapace si sentiva a suo agio come rapace. Poiché come rapace aveva già assalito qualcuno dei suoi e alcuni servi, si prese la precauzione di rinchiuderlo in una sala del palazzo al calar della sera, poco prima della mutazione. La sala era stata allestita quasi come una serra con piante, fiori, grotte e caverne; non mancavano nemmeno le vittime, come roditori o uccelli, di cui il re-rapace si cibava.
 
Direi che se non fosse per l'inconveniente del re senza eredi le cose avrebbero anche potuto andare avanti così senza grandi preoccupazioni; in fondo un re rapace non era poi la fine del mondo, in molti altri regni si era visto persino di peggio !
Ma il Consiglio degli Anziani imponeva a Sua Maestà di prendere moglie per assicurare la discendenza e tutti lavoravano per trovare una soluzione adatta. Dapprima si scelse la strada della violenza e obbligarono una giovane donna a sposare il re. La poverina fu trovata morta la mattina seguente, uccisa dal feroce rapace. Poi, la ministressa a capo del Consiglio propose di inviare messaggeri in tutte le parti del regno, e oltre i confini dello stesso, allo scopo di radunare a Xaxinder-Città quanti più maghi si poteva. Si sperava così di trovare fra di essi uno che fosse stato capace di far cessare la maledizione che colpiva il re. Tutti accettarono la proposta e i messaggeri partirono.
 
 Dopo un po' di tempo cominciarono a giungere a palazzo maghi, stregoni, fattucchiere, fate, ciarlatani, guaritori, medium e altri tipi simili, tutti attirati dalla ricca ricompensa promessa. Essi invasero letteralmente Xaxinder. Treics venne sottoposto di volta in volta ai tormenti più strani. Ogni mago suggeriva qualcosa, questo o quel rimedio e il re dovette provarli proprio tutti. Eppure nulla serviva : né il bagno in un fango  "miracoloso", né la cavalcata dentro il cimitero, né la scalata di una montagna con tre ceci in un orecchio, né il decotto di becchi di colomba, o quello di lingue di serpenti o di zampette di moscerini, né l'adornarsi con corna o altri amuleti, né le acrobazie rituali che impose un mago molto originale, il quale obbligò il re a contorsioni pazzesche, né il venir appeso per i piedi mentre la faccia del povero Treics diventava rossa come un pomodoro, e nemmeno le mille altre ridicole e strambe ricette stregonesche ebbero il minimo effetto. Tante ne dissero gli addetti ai lavori e tante ne fece il re, stimolato e sostenuto dagli incoraggiamenti del popolo tutto. Alla fine di quei lunghi mesi, Treics, non solo continuava a trasformarsi in rapace ma ne uscì stanco, svogliato e quasi malato.
 
Il Consiglio si riunì ancora. Un mago capace di spezzare l'incantesimo non si era trovato, ma nessuno si perse d'animo, il re era giovane, aveva appena 21 anni e mezzo, un rimedio alla fine si sarebbe trovato.
 
Un ministro molto pratico propose :
<< Celebriamo per il nostro re un matrimonio diurno. Cioè la sposa vivrà con il re solo durante il giorno, così Sua Maestà, alla notte, potrà trasformarsi in rapace a suo piacimento. >>
 
La soluzione piacque e vennero emessi dei bandi in tutto il reame. Ma nessuna donna, nemmeno l'ultima delle serventi, accettò. Si temeva infatti che ci fosse il pericolo di trasmettere all'eventuale erede i geni della mutazione paterna e che il piccolo principe potesse nascere come vero e proprio rapace. Il panico si diffuse tra la popolazione femminile e nessuna donna, come detto, accolse l'invito. Il Consiglio, considerando questo rischio, non reputò opportuno obbligare un'altra donna a sposare il re.
Questo indusse il Consiglio a riunirsi ancora.  Ne vennero fuori altre proposte che, però, furono immediatamente respinte : una riguardava la soluzione di un'adozione. La reazione della maggior parte dei ministri fu davvero scandalizzata : mai ! Il nostro re deve discendere in linea diretta dalla stirpe che da sempre governa Xaxinder ! L'altra proposta suggeriva che il re nominasse un successore tra i suoi numerosi cugini, ma i ministri si opposero decisamente e respinsero l'idea perché temevano una vera e propria guerra di corte per la successione. Insomma non si sapeva che pesci pigliare, come suol dirsi.
 Finché un giorno, in occasione del 25o compleanno di Sua Maestà Treics, arrivò l'ambasciatore di un altro paese. Egli portava, al pari di molti altri suoi colleghi, doni e auguri. Durante il banchetto parlò di una città; la Città dell'Oracolo. Era questa una lontanissima città dove da anni viveva un mago così potente che dava a tutti illuminati consigli su ogni genere di problema, risolveva ogni guaio, trovava soluzioni davvero miracolose per ogni tipo di malattia, infortuni e fatazioni. Stando al racconto del diplomatico, alla Città dell'Oracolo giungevano ambasciatori da tutte le parti del mondo, anche se il viaggio per giungervi era lunghissimo e pieno di insidiose incognite. Dopo questa notizia, il Consiglio degli Anziani di Xaxinder si riunì in seduta straordinaria. Si propose di inviare alla Città dell'Oracolo una delegazione allo scopo di chiedere la formula magica che avrebbe aiutato il re a guarire. Ci furono lunghissime discussioni. Il viaggio poteva anche durare anni, tra andata e ritorno, altri anni per aspettare il proprio turno, tutto poteva nel frattempo accadere, anche la prematura morte del re.
 
Inoltre un viaggio simile poteva costare moltissimo alle casse dello stato già mezzo dissanguate dal lusso sfrenato della corte. Ma la vinsero i monarchici più fanatici e in poco tempo la delegazione xaxindese fu pronta a partire. In quei tempi non esistevano le comodità di oggi pertanto un viaggio del genere rappresentava certo qualcosa di grande, simile, direi, a una impresa spaziale dei giorni nostri. Per finanziare tale impresa lo stato impose una tassazione popolare assolutamente scandalosa: le spese per la guarigione di Treics costarono il pane di molti xaxindesi e la cosa generò malumore e scontento un po’ dappertutto. Infatti nulla può essere più dannoso per un tiranno che sottoporre i suoi sudditi a privazioni. Nei giorni che videro i preparativi per la partenza dell'ambasciatore xaxindese e del suo seguito la sopita opposizione repubblicana cominciò a sollevare la testa.
 
 L'ambasciatore partì col suo seguito, prima a cavallo, poi in carro, a dorso di mulo, a piedi su sentieri di impervie montagne, poi in portantina, o a dorso di cammelli in terre desertiche, poi in nave solcò i mari, sostò al riparo di grotte, o in radure verdi, perse molti uomini del suo seguito per malattia, per assalti di belve e per aggressioni di popolazioni bellicose. 
 
Ma nonostante tutto questo la delegazione, dopo molti, molti mesi, che sommati assieme formarono anni, giunse a destinazione. Come già si sapeva  si dovette attendere moltissimo tempo prima di poter essere ricevuti  dall'Oracolo. Già vecchio alla partenza, l'ambasciatore si era fatto cadente e decrepito. Egli, carico di pazienza quanto di anni, si accampò col suo malandato seguito e attese. Era quasi privo di forze quando gli fu consentito di mettersi ginocchioni davanti al trono vuoto del grande Oracolo di fronte al quale l'ambasciatore di Xaxinder trovò la forza di porre a voce alta il suo quesito :
 
<< Come può un re ancora giovane, bello e intelligente esser sanato da mutazione notturna, per opera di fatazione, allo scopo di prendere sposa e generare un erede?>>
Il trono taceva. Da una porticina laterale venne fuori una specie di sacerdote che tese una mano nella quale il vecchio ambasciatore pose l'obolo, precedentemente concordato, e che consisteva in una grossa fetta delle tasse pagate dai xaxindesi. Il sacerdote ritirandosi pregò :
 
<< Attendete, fra un poco avrete il responso. >>
E disparve nella porticina da cui era uscito.
L'ambasciatore attese e attese, uno del seguito gli fece avere dei cuscini su cui posare le sue vecchie e scarne ginocchia. Finalmente, dal trono sempre vuoto, venne fuori una voce di bimbo e declamò quella che, a tutta prima, parve una cantilena :
 
<< Il Re no, l'Uomo sì !
<< La via è questa qui :
<< dell'Uomo la sua veste date al Re
<< all'Uomo toglierete il manto di Re.
<< Il Re no, l'Uomo sì. >>
 
Così parlò l'Oracolo e l'ambasciatore trascrisse il responso su una pergamena che poi arrotolò in prezioso drappo. Sentendosi prossimo alla morte egli raggiunse il suo seguito e nominò un suo sostituto a cui, dopo una breve cerimonia, consegnò la pergamena contenente il responso affinché la portasse a Xaxinder. Dopo di che potè abbandonarsi sfinito sul suo giaciglio e aspettare, in terra straniera, la fine ormai prossima dei suoi giorni.
 
Senza por tempo di mezzo, il nuovo ambasciatore partì. Anch'egli viaggiò ora per monti, ora per valli, ora in mulo, o in portantina, ora su un carro, ora su una nave, ora cavalcando, ora marciando. Molti uomini del suo seguito persero la vita ed egli stesso rischiò la sua. E dopo molti, molti mesi che assieme formarono anni, arrivò a destinazione. In patria trovò qualche cambiamento : la vecchia regina era morta, così pure alcuni ministri tra i più anziani, al re era incanutita la barba, ma era pur sempre forte e vigoroso.
 
Il Consiglio si riunì in seduta plenaria e straordinaria alla quale prese parte anche il re. Il nuovo ambasciatore venne introdotto  e in un'atmosfera di trepida attesa egli consegnò il responso nelle mani della ministressa, presidente del Consiglio degli Anziani. Rotti i sigilli la ministressa declamò a voce alta e ferma :
 
<< Il Re no, l'Uomo sì !
<< La via è questa qui :
<< dell'Uomo la sua veste date al Re
<< all'Uomo toglierete il manto di Re.
<< Il Re no, l'Uomo sì.>>
 
Il Consiglio rumoreggiò. Che significato potevano avere quelle parole? A qualcuno parve di capire, ma, quasi con un senso di fastidio, cacciò via da se il pensiero. Il re si immusonì sul suo trono e i monarchici più tradizionalisti ebbero un attimo di smarrimento; si guardarono attorno quasi sperando che il significato del responso appena, ma proprio appena, percepito fosse sfuggito ai più.
 
Da più parti si levarono voci concitate :
 
<< Ma che razza di responso è mai questo ?>>
<< Ma che significa ?>>
<< Lo dicevo io ! Abbiamo aspettato anni e sprecato un bel po’ di denari per un'insipida poesiola !>>
 
Fu a quel punto che un vecchio ministro si alzò in piedi e disse :
 
<< Maestà, signori e signore del Consiglio, propongo la nomina di una commissione che abbia l'incarico di decifrare il responso testè ascoltato.>>
 
A molti questa parve la cosa migliore da fare. Il consiglio approvò quasi all'unanimità la proposta e il re si disse soddisfatto. Indi si passò, seduta stante, alla nomina dei componenti la commissione. Nemmeno a farlo apposta, che ci sia stato o no un disegno politico, vennero scelti dei fedelissimi alla corona, tuttavia, come presidente si dovette nominare il vecchio ministro che aveva lanciato la proposta, non tanto per la sua fedeltà alla monarchia, anzi, tutti sapevano che covava latenti tendenze repubblicane, quanto per il fatto che eliminarlo avrebbe destato qualche inopportuno malcontento.
La commissione lavorò e lavorò. Per i primi tempi niente trapelò in giro. Ma ad un certo punto si venne a sapere che il vecchio ministro con tendenze repubblicane aveva dato le dimissioni e che al suo posto venne nominato un altro fedele monarchico. Così la commissione si trovò ad essere composta unicamente da partigiani di Treics.
Dopo 35 giorni di lavori la commissione fece sapere di aver risolto l'arcano del responso e che quella stessa sera avrebbe riferito al Consiglio riunito. Nel silenzio generale la voce del presidente della commissione annunciò con voce dottorale :
 
<< Il responso va seguito alla lettera : per guarire, Sua Maestà, deve indossare abiti comuni, ".... dell'Uomo la sua veste date al Re ...", cioè date al re gli abiti dell'uomo della strada, non abiti regali. "all'Uomo toglierete il manto di Re ..." appunto togliete al re i suoi abiti regali. >>
 
La cosa parve strana e sospetta ai più, e a molti sembrò davvero una presa in giro : ma come? Una commissione lavora per l35 giorni e il risultato non è altro che una improbabile quanto cretina interpretazione del responso enunciato dall'Oracolo, senza contare che tale responso aveva mezzo prosciugato le tasche dei xaxindesi. Si disse in giro che fu proprio questa interpretazione di comodo che spinse alle dimissioni il vecchio ministro.
In ogni caso, e nessuno ne comprese le cause, nemmeno coloro che la approvarono, la spiegazione venne accettata e pertanto si procedette a metterla in pratica. Furono invitati a corte i sarti più capaci i quali ebbero l'ordine di cucire gli "abiti civili" che avrebbero guarito Treics. Questa la lista completa :
 
- 35     abiti in panno damascato da cerimonia
- 35     abiti da caccia senza bottoni d'oro e senza pizzi
- 68     abiti di panno scuro per tutti i giorni
- 85     cappelli e berretti senza piume e poco appariscenti
- 115   camice di tela
- 95     paia di scarpe di cuoio grezzo
- 225   capi di biancheria intima
- 220   paia di calze di lana
- 300   fazzoletti di tela privi di pizzo ma con monogramma.
 
Niente corone, dunque, né mantelli, né gioielli, né spade dall'impugnatura incastonata di pietre preziose, né pizzi o ricami, né sete o velluti. Tuttavia molti insorsero davanti a questa lista di capi di vestiario facendo notare che ( in quei tempi e, in alcune regioni del mondo, ancora oggi ) l'uomo della strada non possedeva che uno o due vestiti e, quando non andava scalzo, un unico paio di scarpe. Ma la decisione era ormai presa e fu in questo modo che i ministri interpretarono e misero in pratica il responso dell'Oracolo.
Passò un giorno e alla notte il re si mutò, passò un mese e, sempre alla notte, il re si mutò, passò un anno e il re si mutò ancora. Stanchi e sfiduciati i ministri  si riunirono ancora :
 
<< Ma così non si può più andare avanti !>>                                           
Urlarono i seguaci del ministro dalle tendenze repubblicane.
<< Mantenere un re normale già ci costa tanto, mantenerne uno fatato è ancora più dispendioso. E tutto questo senza avere la benché minima speranza che i nostri sforzi servano a qualcosa. >>
 
Queste parole scossero non poco i ministri, persino i fedelissimi di Treics ne rimasero impressionati. Il fatto è che, per la prima volta, si legittimò la protesta e quindi l'opposizione. A tutti sembrava di essere schiavi della mutazione stregonesca del re. E molti risentimenti verso la persona di Sua Maestà presero forma proprio nel momento in cui quelle parole di ribellione vennero pronunciate. Persino Treics se ne rese conto mentre, apparentemente calmo, ascoltava i ministri.
 
Il vecchio ministro dalle tendenze repubblicane non si lasciò certo sfuggire l'occasione, si alzò e chiese di poter fare un discorso. Gli fu concesso. Egli si raschiò la gola e disse :
 
<< Ho l'impressione, colleghi e colleghe di questo Consiglio, >>                 
Esordì ignorando il re
<<  che per anni ci siamo trascinati dietro un problema che non esiste. Prego!>>      Si interruppe allungando una mano per calmare le voci di protesta che si erano levate più per abitudine di fedeltà al re che per convinzione reale.
<< Lasciatemi dire. La soluzione del problema ci venne data molto chiaramente dal responso, ma nessuno volle vederla. Eppure sono certo che tutti la intesero, il re per primo. >> 
 
A questo punto il vecchio ministro levo la voce :
<< Non mantelli o abiti da sostituire, né panni più semplici alle sete e ai pizzi, bensì un re da sopprimere ! >>
L'aula del Consiglio tumultuò. Tutti ebbero l'impressione che la rivoluzione fosse incominciata. Il re sbiancò ma non disse nulla.
<< Non intendo fisicamente ! >>                                                       
Precisò il vecchio ministro con il volto acceso dalla foga e dall'emozione che l'importanza del momento gli procurava.
<< Ma il responso è chiaro : l'uomo può guarire, il re no ! E come re, Treics continuerà per tutta la vita ad essere rapace. Destituite il re ed egli, come uomo, sarà sanato. Questa è la via e questa è la lezione dell'Oracolo. E se non fossimo stati così volutamente ciechi lo avremmo capito da soli, anche  senza oracoli e senza obbligarci a tutti gli sforzi e le spese enormi fin qui sostenuti.>>
 
Voci eccitate si levarono dalle fila dei monarchici, ma il vecchio ministro aveva assunto ormai il ruolo di una lampada che illumina un corridoio buio e riusciva a fronteggiare e superare ogni ostacolo, grazie alla logica del suo discorso.
 
<< Ma questo sarebbe andare contro la nostra costituzione ! >>
Gridò uno più per pignoleria che per altro . E il vecchio ministro :
<< Oh, sapete, le costituzioni vengono cambiate più spesso di quanto non crediate. Dove sta scritto che le costituzioni siano da considerare eterne ? Soprattutto quando queste si basano su principi superati o sbagliati è dovere degli uomini saggi sostituirle con qualcosa di più giusto.>>
<< Ma cosa sarebbe del nostro regno ?>>
<< Non sarebbe più un regno, ma una libera comunità, retta da un governo civile e democratico. Una nazione dove non sia consentita la sopravvivenza di  re-rapaci, dove gli unici rapaci siano le aquile che sorvolano le nostre terre e i falchi che vivono nella nostra foresta, rapaci insomma che non hanno pretese di potere e di dominio sugli uomini. >>
 
In quel momento si alzò Treics e tutti zittirono, si rivolse al ministro con tutta l'arroganza che può dare il potere quando si rende conto di aver perso la partita :
<< Ministro, spero che tu ti renda conto di cosa stai proponendo. Io sono il Potere e tale potere venne concesso alla mia famiglia in tempi lontani, quando ancora Xaxinder non esisteva nemmeno come villaggio, ma era una manciata di capanne sparse per la foresta. E benché oggi il potere che è giunto nelle mie mani sia limitato rispetto a quello che una volta il re deteneva, ebbene, con quello che mi resta posso schiacciare te e tutti i tuoi sostenitori ! >>
Il vecchio ministro non mostrò nessun timore. Sentiva che una grande parte dell'assemblea lo sosteneva ormai e capiva che anche il re, se non fosse stato re, gli avrebbe dato ragione. Nessuno, o quasi, credette alla minaccia di Treics, e questo venne interpretato come chiaro segno della imminente fine del sovrano come tale.
<< Treics, >>
Disse il vecchio ministro interpellando il re con il suo nome proprio,
<< la mia vita è ormai agli sgoccioli; non è che un lumicino che sta dando le ultime fiammate prima di spegnersi, quindi la tua minaccia non mi sfiora nemmeno. Affermo che Xaxinder non ha bisogno di un re per sopravvivere, anzi, vivrebbe meglio se non avesse un re e una corte da mantenere. Né di un re, né di un rapace hanno bisogno i xaxindesi. Voglio che si sappia che è la tua stessa natura di re a trasformarti in rapace. >>
<< Taci screanzato ! >>                                                                        
Urlò il re. Ma nessuna voce si levò in sua difesa. A tutti sembrava di aver perso qualcosa e guadagnato qualcos'altro. E’ la sensazione che si prova davanti a eventi che determinano un cambiamento radicale. Il passaggio da un'epoca all'altra, da una situazione all'altra. Il re si accorse che tutti ora lo vedevano con occhi diversi, poiché le parole del ministro avevano ridato la vista anche ai più ciechi. Non sapeva nemmeno lui cosa dire, balbettava delle parole concitate al suo segretario, il quale, emozionatissimo, le scarabocchiava su un libro. Treics non era abituato a giustificarsi, né a sentirsi giudicato. Avrebbe voluto andarsene, ma restò e in questo gli si dovette riconoscere una certa dignità.
Quando riprese a parlare si era calmato e la sua voce aveva assunto un tono umile che sorprese tutti. Rivolto al vecchio disse :
<< Credo di comprendere quello che vuoi dire. E sinceramente parlando, se tu sei davvero riuscito a interpretare esattamente il responso, ma credo proprio che la tua sia l'esatta interpretazione, non mi opporrò alla destituzione. Anche io sono stanco di lottare contro la mutazione che ogni notte mi colpisce, è ormai mio desiderio poter vivere normalmente. Ma, vedi, io non so fare che il re.>>
<< E un re cosa sa fare ? >>                                                               
 Infierì suo malgrado il vecchio ministro.
<< Sa egli arare o coltivare la terra ? >>                                                   
<< No ! >>                                                                                                      
Scandì in coro l'assemblea assaporando per la prima volta il gusto della libertà nella trasgressione.
<< Sa forgiare il ferro ? >>
<< No ! >>
<< Sa tessere? >>
<< No ! >>
<< Sa così bene le scienze da essere insegnante ? >>
<< No ! >>
<< Sa egli essere un membro utile nella società in cui vive ? >>
<< No ! >>                                                                                                       
<< Può affermare di aver fatto, una sola volta in vita sua, il bene del suo popolo?>>                                                                                                        
<< No ! >>                                                                                                 
Urlò l'assemblea ormai in preda ad una specie di delirio. Il vecchio ministro riprese in tono un po’ meno enfatico :
<< Un re despota come tu sei stato sa solo essere rapace e l'unico modo per non esserlo più è diventare un uomo comune, e non solo nei vestiti. In questo caso poi, quando persino i comuni vestiti dell'uomo della strada sono diventati per il re abiti di lusso, un affronto alla miseria dei nostri contadini che tali spese hanno sostenuto, che guarigione si pretendeva ? >>
<< Nessuna ! >>                                                                                          
Confermò l'assemblea in coro. Il vecchio ministro sorrise e, apparentemente sfinito, si lasciò cadere sulla sua poltrona. Il re non disse più nulla. Abbassò la testa, si sentì stranamente privo di forze e conobbe così il sentimento dell'impotenza : gli eventi vincevano e la superbia del potere abbassava il capo. Da solo Treics non era che un ometto debole confrontato con un problema più grande di lui.
Da quel momento in poi le cose si svolsero con una rapidità davvero incredibile, vista la lentezza con cui di norma si mettono in pratica le decisioni  statali. L'assemblea si sciolse in un clima di festa popolare, il vecchio ministro fu festeggiato e complimentato. Treics si ritirò nelle sue stanze e attese.
Quella stessa sera, poco prima della mutazione del re, alcuni ministri si presentarono al suo cospetto e lo destituirono. Senza tante cerimonie, ma soprattutto senza spargimenti di sangue  e senza guerriglie urbane. Egli venne alloggiato provvisoriamente nella caserma di palazzo, gli vennero affidate mansioni di aiutante e, incredibile ma vero,  quella notte non ci fu nessuna mutazione perché non c'era più un re accentratore, prevaricatore e prepotente.
 
Per quanto ne so Xaxinder vive tranquilla e beata in mezzo alla foresta. Non ha più un re ma nemmeno un rapace. Treics, infatti, diventato un cittadino qualunque, si è felicemente sposato e ha avuto dalla sua sposa una nidiata di bambini, tutti sani e senza tracce di tristi mutazioni in rapaci.   Eppure non tutto va perfettamente per il suo verso.
E` stato creato un mito attorno al vecchio ministro che osò sfidare il re. Dopo che il suo corpo era da qualche tempo finito sottoterra, venne fondato un partito ed oggi, davanti all'ex palazzo reale, troneggia una sua gigantesca statua.
Si è anche saputo che i suoi pensieri, le note scritte, e persino gli schizzi che egli si divertiva a disegnare durante le lunghe e noiose sedute del Consiglio, sono stati raccolti in un volumetto, analizzati, interpretati dai teorici del nuovo partito e imposti come dogma agli aderenti. Tutto il contrario di ciò che il vecchio ministro avrebbe voluto.
Non potrebbe questo suggerire la nascita di un rapace più rapace che mai?

 

 
 
 
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 ©Uwe Wienke