Le pagine di Uwe & Luciana
 

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SCRITTI DI LUCIANA SERRA
 
 
Favole e antifavole (1987)
 
Il fiore di pietra
 
Se vi capita di passare dalle parti di Zoccolo a Monte, nella Valle Daina, fermatevi ad ammirare il fiore di pietra sbocciato su una roccia levigata posta sul burrone chiamato Orrido del Flauto.
Vi sono moltissime leggende a proposito del fiore nella roccia e del nome di quel burrone, ma quella che io conosco è sicuramente la più bella in assoluto. 
A Zoccolo viveva un fabbro dal carattere duro e prepotente, manesco violento e attaccabrighe. Aveva un viso quadrato tanto da sembrare esso stesso modellato col ferro, mani grandi come tenaglie e la taglia di un toro. Da un tipo d'uomo così difficilmente ci si può aspettare qualcosa di buono e invece, dentro a se, nascondeva un vero e proprio artista. Il fabbro era il più eccelso flautista di quei tempi. La sua passione per il flauto si era manifestata già quando era ragazzo, ma non voleva essere un professionista e  mai si esibiva per gli altri, nemmeno per gli amici visto che non ne aveva neanche uno. Il piacere che provava nel suonare quel suo stru-mento non voleva dividerlo con nessuno, semmai poteva giusto spartirlo con la natura visto che per suonare si rifugiava su in montagna. Si sedeva su quella roccia levigata, sopra il burrone, e cominciava il suo solitario concerto. Ma che lui volesse o no erano in molti a fruire di quella sua musica : il vento si chetava e zufolava leggermente delle note d'accompagnamento, le nuvole si fermavano, gli animali zittivano e la montagna tutta vibrava di quel dolcissimo e incantato suono. Giù in paese la gente tendeva gli orecchi e ascoltava estasiata lasciando in sospeso ogni lavoro, attività o conversazione. Persino il prete, in chiesa o in canonica che fosse, interrompeva quel che stava facendo, foss'anche la predica, e stava in ascolto parendogli che nulla fosse più gradito al buon Dio di quella meravigliosa musica.
Dall'altra parte della montagna, dove cominciava la rigogliosa foresta che si estendeva per molte miglia, vi era il castello del Re dei Boschi. Egli aveva una figliolina tanto graziosa ma che, purtroppo, soffriva di una strana e rara malattia contro la quale nessun medico aveva potuto far qualcosa. La poverina non poteva mai lasciare i suoi boschi senza grave pericolo per la sua vita, infatti non poteva respirare gli effluvi della montagna. Passava il suo tempo con le sue ancelle nel grande parco del castello, oppure nelle verdi stanze dei suoi appartamenti che avevano pareti ricoperte di piante rampicanti. Da un po’ di tempo ascoltava rapita le mirabili note che il vento trasportava fino a lei e si struggeva tutta dal desiderio di conoscere quel prestigioso musicista.
Dopo giorni e giorni di indecisione prese la risoluzione di inviare un valletto alla ricerca dell'artista senza nome per sapere chi fosse, dove fosse e come fosse.
Il valletto andò e sulla montagna non trovò nessuno, allora scese in paese e si informò circa il flautista che ogni giorno sentivano suonare. La gente gli indicò la bottega del fabbro. Appena l'inviato reale vide il rozzo fabbro credette che gli abitanti del paese lo avessero preso in giro. Come poteva un simile bruto, arrogante e prepotente, tanto da non aver un solo amico in paese, suonare una così sublime musica ? Ma tutti gli assicurarono che era proprio lui il flautista e che nessuno sapeva spiegarsi una simile discrepanza.
Il valletto tornò a palazzo e riferì alla principessa l'esito della missione. Si meravigliò anche lei nel sentire la descrizione di colui che la faceva sognare con la sua musica.
" Un fabbro ? Violento e aggressivo ? Ma come può essere ?"
Il pomeriggio successivo il fabbro tornò sulla montagna e là ricominciò a suonare. La principessa non resse al desiderio di avere presso di se il musicista e ciò la indusse a rinviare il valletto con un invito a corte per il flautista. E il valletto tornò e trovò il fabbro intento a forgiare certi ferracci. Gentilmente gli trasmise l'invito della principessa:
" La mia signora, la principessa dei Boschi, ti invita a corte per tenere un concerto alla sua augusta presenza."
Il fabbro lo squadrò con malagrazia e maleducatamente chiese:
" E perché codesta signora non s'incomoda lei ?"
Il valletto non si lasciò intimidire e spiegò :
" La mia signora non può lasciare il suo regno senza grave pericolo per la sua vita, ella infatti è molto ammalata. La tua musica allegrerebbe, per qualche ora almeno, la sua esistenza e....."
Ma il fabbro lo interruppe ruggendo :
" Non me ne importa né poco, né molto dei malanni della tua padrona. Io non sono al servizio di nessuno, dillo a chi ti manda ! "
E urlando riprese :
" E non ti azzardare a disturbarmi mai più, se ti preme la pelle !"
Il valletto, spaventato, era tornato in gran fretta a palazzo e riferì con enfasi il rifiuto di quel villano.
La principessa ci rimase molto male:
" Che arroganza per un essere che invece sa comporre musiche così soavi!" Sospirò e si adagiò sui cuscini di muschio che un'ancella le sistemava dietro le delicate spalle. 
Per qualche tempo il fabbro non tornò sulle montagne, così la principessa, non udendolo più suonare, cercò di darsi pace, benché in fondo a se stessa covasse quel desiderio inappagato.
Passò del tempo. Forse a causa di venti contrarî, le note del flauto non raggiunsero più la reggia, o forse il flautista aveva trovato un altro luogo, più lontano da lì, dove eseguire i suoi concerti alla natura.
Ma un pomeriggio di un intenso azzurro, con il sole che scaldava l'anima di ogni cosa e una brezza che sembrava soffio di sogno, la musica giunse portata dalle onde dell'aria ; limpide note di una perfezione divina  e la principessa desiderò più che mai conoscere l'autore meraviglioso che sapeva incantare e conquistare il suo più intimo essere. Così, chiamati a se due ambasciatori li incaricò di offrire al flautista un'alta ricompensa per venire ad esibirsi a corte.
I messaggeri andarono e tornarono: il fabbro li aveva oltraggiati e cacciati nel modo più villano possibile. 
Arrivò l'estate calda e cicalosa, sonnolenta e profumata. Il flautista andava tutte le sere, verso il crepuscolo, a suonare presso l'abisso, il quale abisso catturava le note e le amplificava facendole giungere persino alle più alte vette dei cieli dove l'orecchio di Dio se ne beava compiaciuto. Ormai quasi ogni giorno la principessa, decisissima a coronare il suo sogno, inviava ambasciatori, ogni volta sempre più numerosi, ogni volta sempre più di rango importante e ogni volta il caparbio fabbro rifiutava qualunque offerta.
Sua Maestà, il Re dei boschi, non capiva bene dove mirasse questo capriccio della figlia e ogni volta scuoteva la testa in segno di leggera disapprovazione. In ogni caso aveva troppe cose da fare, lui, che badare a quelle sciocchezze di cuore ; amministrare il suo regno era il suo compito e non era facile essere re di una così vasta nazione come quella dei Boschi, popolata da gnomi, fate, animali di ogni sorta, vegetali di ogni specie, acque e sorgenti, torrenti e fiumi, querce e insetti.
Intanto la povera principessa deperiva a vista d'occhio, non mangiava più, non dormiva nemmeno. Finché una sera, al tramonto, cominciarono a fluire verso la reggia le note del flauto e alla principessa parvero più belle che mai. La voglia di vedere in viso il flautista, almeno per una volta, si fece impellente e così si decise.
Si coprì con uno spesso mantello di nebbie boscose, nascose il suo viso con fitte velette fatte di leggeri vegetali intrecciati, prese il suo manicotto di muschio e, seguendo le note del flauto, uscì inosservata dal palazzo. Nei suoi calcoli quella copertura, eccessiva per l'estate, avrebbe dovuto preservarla dall'aria delle montagne.
Seguì a lungo quelle note seduta sul dorso del suo docile cavallo e dopo qualche tempo giunse sul pianoro sopra l'abisso dove il flautista si stava esibendo. Si nascose dietro un cespuglio e quale fu la sua sorpresa nel mirare il formidabile artista ! Cosa le era mai stato raccontato ?
Colui che suonava era il giovane più bello che fosse mai esistito, aveva pure fattezze e membra delicate e virili al tempo stesso. Il suo viso era circondato da splendidi ricci bruni e le sue palpebre abbassate ombreggiavano le tenere guance; le mani, che abilmente scorrevano sullo strumento, erano mani da principe, non certo da fabbro. Tutto l'insieme era di una nobiltà unica e quello era l'essere che lei aveva amato fin dalla prima nota udita. Che sensazione stupenda ! Ecco esaudito il suo sogno, cosa voleva di più ?
E infatti di più non ebbe. L'aria di montagna intanto penetrava nel suo mantello di nebbie boscose dissolvendole. La piccola principessa non si accorse nemmeno di morire tanto era incantata dal flautista a da quella musica. Fece alcuni passi avanti e si lasciò cadere ai piedi di lui che, meravigliato, smise di suonare. Guardò stupito quella forma di fanciulla che lentamente si dissolveva davanti a lui sottoforma di nebbia verdolina. La principessa era morta e il flautista, smettendo di suonare, riprese il suo aspetto di rozzo e violento uomo, tornò a essere fabbro. Tuttavia non riuscendo a capire cosa fosse accaduto, si rimise a suonare e le sue sembianze ripresero l'aspetto del celestiale flautista. Dal suo flauto vennero fuori note di una tristezza infinita che la gente al villaggio interpretò come una nenia funebre : infatti il flautista aveva intuito, il fabbro no.
Il Re dei Boschi urlò di dolore appena sentita la notizia che le lepri, l'acqua, il vento e le foglie degli alberi gli avevano portato. Corse con furore inaudito per tutta la montagna, portando al suo passaggio temporali e violenti nubifragi e quando trovò il flautista intento a suonare la sua triste canzone in memoria di quella misteriosa creatura, lo fulminò con la sua ira tremenda :
" Muori fabbro maledetto ! Essere spregevole, muori !"
E lo precipitò nel profondo dell'abisso.
Nel cadere,  il flauto gli sfuggì di mano. Il fabbro si schiantò sulle rocce mentre il flautista rimase dentro il flauto che si era perso nella fessura della roccia in cima all'abisso e che la natura rivestì e trasformò in un fiore dalla bellezza eterna.

 

 
 
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 ©Uwe Wienke