Le pagine di Uwe & Luciana
 

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SCRITTI DI LUCIANA SERRA
 
 
Favole e antifavole (1987)
 
L'ultimo tram
 
Roberto Keller, di anni 58, corre disperatamente per cercare di raggiungere l'ultimo tram che si accinge a partire.
Dopo di quello non ne sarebbero partiti altri. Sono le ore 24 e qualche minuto. L'uomo riesce a salire ansimando sul mezzo senza dimenticare di ringraziare il conducente per avergli consentito di salire aprendo la portiera automatica  espressamente per lui. Il signor Keller non vede il conducente nella apposita cabina, ma ne intuisce la presenza quando il tram si mette in moto con i consueti rumori e cigolii.
Si siede, ancora ansante, su un sedile al centro della prima carrozza. Subito dopo si rilassa. Sa che per arrivare fino alla fermata alla quale dovrà scendere sarebbero occorsi non meno di trenta minuti.
Non è un nottambulo lui, non ama fare tardi alla sera. Ci tiene ai suoi ritmi di vita di vedovo. Ma quella sera aveva partecipato a un raduno, se così vogliamo chiamarlo, che lo aveva emozionato : si era ritrovato insieme ai suoi compagni di liceo. Erano mesi che si organizzava un simile evento e, finalmente, dopo così tanto tempo, si erano ritrovati quasi tutti. Ne mancavano  solo tre; due perché prematuramente deceduti e uno perché risiede in Australia e non ha ritenuto opportuno venire fino in Europa per un incontro del genere.
 
Strano come si può conservare il ricordo di qualcuno per poi scoprire quanto in realtà quel qualcuno sia diverso. Forse perché si cambia o forse perché da giovani certe cose sfuggono mentre altre, magari minime e transitorie, rimangono impresse. Ma è anche strano ritrovare a distanza di anni una persona e riconoscerle un certo atteggiamento, un gesto abituale, o persino un intercalare usato poi per tutta la vita.  A vederli oggi quei signori e quelle signore di mezza età non suggeriscono ciò che erano stati a l7 - l8 anni. Anna, per esempio, una splendida ragazza bruna dagli occhi larghi e luminosi, sempre allegra ed esuberante, si era trasformata in una donnetta con gli occhi arrossati e lacrimosi, senza più verve, né entusiasmi. Heinrich, aveva conservato solo il suo bel ciuffo folto e una voglia matta di vivere, per il resto era molto cambiato. Mentre lui, Roberto Keller, era rimasto come era; un essere rotondo, calmo e pacifico, senza grandi slanci, è vero, ma pieno di serenità. Lo sapeva che a scuola non aveva mai riscosso un grande successo tra i compagni e sapeva di essere un mediocre in tutti i sensi, ma non si affannava per cercare di ottenere di più.
Quindi non si era stupito quella sera, né tantomeno ci rimase male, quando quasi tutti i compagni ritrovati faticarono non poco a ricordarlo. Tra coloro che non erano cambiati c'era anche Rolf, il bel Rolf, che ai tempi del liceo era il "più" in assoluto : il più bello, il più simpatico, il più bravo, il più alto e il più benvoluto della scuola. Ricorda che Rolf gliele aveva suonate durante una gita scolastica e aveva fatto bene a dargliele di santa ragione. Si, perché Roberto era esattamente l'opposto : il più piccolo, il più insignificante, il più cretino, il più brutto e il più malvoluto della scuola. Da quel momento Roberto imparò a non sentirsi mai più vittima e, grazie a questo, riuscì ad avere una vita del tutto normale. Pertanto non aveva  provato nessuna invidia, né rancore, quando vide arrivare Rolf che, alle soglie dei sessant'anni, non aveva perduto nulla del suo antico smalto e sfoggiava intatto tutto il suo fascino.
Un tempo, non sapeva più quanto tempo prima, Roberto pensava che fosse importante avere qualcuno nella vita con cui dividere le proprie cose. Se non altro i propri ricordi. Ma poi si era ricreduto: a chi cavolo possono interessare i ricordi di un essere mediocre ? Si convinse pertanto che i ricordi bisogna censurarli, o cancellarli del tutto, insomma fare piazza pulita ogni volta che una reminiscenza del passato  ritorna in mente. Non serve a nulla ricordare; nella sua vita quotidiana gli unici ricordi che non censurava erano quelli concernenti le cose pratiche di ogni giorno.  Poi c'erano le periodiche ricorrenze. Anniversario di matrimonio e conseguente visita con fiori alla tomba di sua moglie, anniversario di morte : idem, compleanno della defunta: anche. Ecco, tutta qui la sua vita. Chissà chi, tra i tanti scrittori che popolano questo globo, perderebbe tempo a raccontare una storia banale come questa! Chissà chi?!
 
Roberto Keller si riscuote e guarda l'orologio; strano, si è fermato alle 24 e 5 minuti. E’ un orologio al quarzo, di quelli che vanno di moda adesso, che non hanno bisogno di essere caricati manualmente. Evidentemente la batteria è ormai esausta. Si accorge che il tram è deserto, no, non proprio; in uno dei sedili in fondo è seduta una vecchia dall'aspetto sonnacchioso, con la testa chiusa in un foulard nero che le ombreggia mezzo viso. Sembra proprio che dorma.
Roberto cerca di scrutare fuori dal finestrino per rendersi conto di dove si trovi: ha la sensazione di viaggiare da tanto tempo e, cosa molto strana, gli pare che il tram non abbia effettuato nessuna delle consuete fermate. Stranamente non riconosce i luoghi che gli sfilavano davanti anche se, a dir la verità, hanno un che di famigliare.
Una vaga sensazione di allarme comincia a diffondersi in lui e lo spinge a girarsi, agitato, a guardare l'altra passeggera. Così si accorge che lei ha cambiato posto, ora si trova di un sedile più avanti rispetto a prima. Istintivamente Roberto si alza e si siede sul primo sedile, subito dietro la minuscola cabina di guida immersa nell'oscurità.
 
Disperatamente cerca in sé una spiegazione razionale a quella assurda situazione :
"Ma è chiaro ! Ho sbagliato tram ! Ora sto percorrendo una parte della immensa periferia cittadina, un luogo dove non sono mai stato. Pertanto basterà alzarmi, schiacciare il bottone di fermata, scendere alla prossima stazione e cercare di orientarmi per tornare a casa. Magari potrà dirmelo il conducente stesso dove ci troviamo."
Sospira sollevato mentre fa per alzarsi dal suo posto. Però qualcosa lo trattiene a metà dell'atto, con la coda dell'occhio ha intravisto un movimento dietro a se : la vecchia ha ancora cambiato di posto e deve averlo fatto diverse volte visto che ora si trova a tre soli posti da lui. Ma quello che gli fa gelare il sangue nelle vene è lo sguardo lucido e vivo che gli giunge dall'ombra formata dal nero copricapo: uno sguardo implacabile, fulgido e fermo, che dà l'idea dell'eternità e dell'ineluttabile.
Roberto è preso da un'ansia terribile. D'un balzo raggiunge la portiera e schiaccia il bottone di arresto. Non osa guardarsi alle spalle. Sporge solo la testa per cercare conforto nella visione di un normale conducente di tram, rassicurante nella sua presenza perché simbolo della realtà di sempre.  Ma la cabina è vuota. Le lucette dei comandi del veicolo lampeggiano, rosseggiano e sembrano beffarsi di quell'essere atterrito.
Ed è allora che capisce tutto.
Il tram prosegue la sua corsa verso l'ignoto con a bordo un tizio qualunque faccia a faccia con la sua morte.

 

 
 
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 ©Uwe Wienke